Come difendersi dal senso comune: @3. Fai pace con il tuo passato!
29 Apr 2017
Come difendersi dal senso comune: @3. Fai pace con il tuo passato!
Posted On: 29 aprile 2017 | by: Pier Paolo D'Alia

Categories: Psicoterapia Strategica, Varie

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Sin dalla nascita tutti noi siamo bombardati da una serie di affermazioni e concetti che fanno parte del cosiddetto “senso comune” e che diventano il nostro pane quotidiano nell’orientarci lungo il sentiero della vita.

Lo scopo è quello sbrigare situazioni in tempi rapidi, evitando di sprecare energie o tempo inutilmente, secondo il principio:

se molti, come me, la pensano o hanno agito allo stesso modo (prima di me), evidentemente funziona!  

Questa è la logica del senso comune, ovvero accettare una soluzione acriticamente.

Un primo obiettivo di questi articoli è dimostrare come spesso accada l’esatto contrario ed invece di venirci in soccorso, rimaniamo bloccati proprio nel “senso comune”.
L’altro è quello di trovare delle soluzioni alternative da poter sperimentare.

 

@3. Fai pace con il tuo passato!

Le credenze di cui stiamo parlando non fanno riferimento solamente al qui ed ora; a volte riguardano passato, presente e futuro, come nel caso che affronteremo oggi.

Molto spesso sentiamo parlare (o ne siamo convinti) della possibilità che il presente, spesso anche il futuro, siano influenzati dalla nostra storia passata.

Continuando su questa strada si potrebbe pensare che un’attenta indagine dei nodi critici, delle difficoltà ma anche dei traguardi raggiunti o degli aspetti positivi della nostra vita, conduca ad un maggiore benessere.

 

Esiste dunque un filo conduttore che unisce tutti i momenti importanti (e a questo punto anche quelli meno importanti) della vita di ciascuno di noi?

 

La sofferenza del presente può essere collegata a quella del passato? E se così fosse, è possibile migliorare il mio benessere, risolvendo alcuni nodi critici?  

 

Sarebbe troppo arduo rispondere a tali domande in un solo articolo, quindi credo sia più utile soffermarci su due aspetti:

1. possiamo fare pace con il nostro passato? Certamente si! 

2.possiamo credere che tutto dipenda da quanto già accaduto? Certamente no!

 

In questo secondo caso, ovvero quando ci sentiamo bloccati dalla nostra storia, riteniamo che la sofferenza passata e presente siano un tutt’uno e anche tutto ciò che il futuro ha in serbo per noi, allora possiamo procedere con alcune alternative.

Vorrei far presente che quanto riportato di seguito può essere utile anche per chi, semplicemente, non riesce ad avere un buon orientamento al futuro, magari perché le esperienze trascorse ci hanno insegnato il contrario.

 

Possibili Alternative

 

1.#Fermati a riflettere

Innanzitutto vi propongo di fermarvi per 5 minuti a riflettere su  ciascuna di queste tre considerazioni.

 

I – Il passato non si può cambiare

Considerazione ovvia questa, ma che contrasta nettamente con l’idea di far pace con il proprio passato.

Finché non avremo inventato una macchina del tempo, o qualche altro strumento, nessuno può tornare indietro e cambiare la propria storia.

Tuttavia un buon modo per estendere le sofferenze già passate è quello di indagarle costantemente nel qui ed ora.

Spunto per la riflessione: provate a cercare un episodio in cui siete riusciti a cambiare una vostra esperienza.

 

II –  I ricordi cambiano

La nostra memoria non è un’enciclopedia stampata o una videoregistrazione. Anche questa affermazione appare piuttosto banale, ma difficilmente accettata.

Facciamo qualche esempio:

  • l’idea che noi abbiamo dei nostri genitori durante l’adolescenza è molto distante da quella che abbiamo a quarant’anni;
  • le emozioni che ricordiamo dopo essere stati lasciati da un ragazzo/a sono molto differenti da quelle che ricordiamo anche dopo solo 3 mesi.

Pensare di far pace con il nostro passato, quando si tratta di relazioni, significa quindi fare i conti con i ricordi che in quel momento l’altro porta con se e che, abbiamo visto, mutano con il passare del tempo.

Spunto per la riflessione: cerca nella tua memoria un’idea, una sensazione o quant’altro possa attirare la tua attenzione in quel momento. Fai un paragone tra l’idea che avevi allora e l’idea che hai adesso.

 

III – Noi stessi siamo in continua evoluzione

“L’unica costante della vita è il cambiamento”

(Buddha)

 

A volte tornare alla stalla quando i buoi sono già scappati, ma soprattutto dopo aver cambiato lavoro, può essere piuttosto inutile.

Spunto per la riflessione: cerca almeno tra aspetti di te che sono cambiati negli ultimi 10 anni.

 

2. #Orientamento al futuro

 

“Senza un’interessante visione del futuro la vita è veramente solo una serie di “adesso”; e quando l’adesso è triste, la depressione diventa quasi inevitabile”.

(M. D. Yapko)

 

Senza passare per la depressione, possiamo comunque immaginare l’importanza che riveste, per la nostra causa, un buon orientamento al futuro.

Questo ci consente di dirigere con maggiore efficacia le nostre energie, qualora le avessimo tentate già tutte con il passato.

Le domande che ci poniamo saranno dunque:

cosa voglio da futuro? C’è qualcosa che vorrei sperimentare o qualche traguardo da raggiungere?

Molto spesso non è così facile rispondere alle domande che ho posto, soprattutto quando si ha un orientamento al passato.

 

Un buon esercizio è cominciare ad osservare quali scopi si prefiggono le persone a noi vicine (familiari, amici, colleghi etc.), ed i comportamenti messi in atto per raggiungerli.

Possiamo annotare anche tutto in una semplice tabella, così da tenere a mente più facilmente le nostre osservazioni.

In questo modo possiamo iniziare a vedere e comprendere come alcune azioni del presente si collegano a quanto ci aspetta domani.

Lo schema sarà:

 

 

Acquisite le competenze necessarie possiamo dedicarci ai nostri obiettivi, declinandone alcuni come visto ad esempio nello scorso articolo (qui).

Buon Lavoro!

 

Dott. Pier Paolo D’Alia
Psicologo
Specializzando in Psicoterapia Strategica Integrata